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la forma delle parole · 1 le parole che conosco

Alfabeto

Rappresentazione e supporto. Oggetto e soggetto


1.3 alfabeto: rappresentazione e supporto
Alfabeto: strumento al contempo corrispondente e svincolato.
Nel corso della vicenda umana, un sintetico ed efficientissimo sistema di notazioni grafiche, l’alfabeto, è stato associato alle emissioni sonore elementari della comunicazione orale, la lingua parlata, dandole così forma fisica visibile. In realtà, come si è anticipato, esso non solo ne costituisce rappresentazione aderente, ma ne diviene anche supporto creativo. In altri termini, è il mezzo che per primo fissa con minuta corrispondenza l’eco delle parole dette, rendendolo persistente attraverso la traduzione in equivalente grafico: una sorta di «registratore». Al tempo stesso esso si rende strumento per la produzione di contenuti, anche radicalmente nuovi, essendo costitutivamente libero da vincoli analogici ed atto a relazioni di potenzialità innovativa. Sia chiaro, al pari dei sistemi simbolici, anche nei sistemi fonetici sono diffusamente riscontrabili legami analogici sul piano semantico, il distinguo è che tale relazione non si pone di necessità, ma è solo una di quelle possibili.


La descrittività esplicita originaria.
La descrittività esplicita, veicolata attraverso il significato delle parole, è condizione preminente delle lingue arcaiche, e le accompagna anche nel loro evolversi e mutare; e questo vale anche per le lingue appoggiate su alfabeti. Tale natura spesso è immediatamente riscontrabile: oltre alle onomatopee, in cui l’analogia è sonora, molte sono le parole figurativamente esplicite: manoscritto, centrifuga, terracotta, ecc... Rimanendo nella lingua italiana, simile riscontro può ritrovarsi in numerosissime espressioni comuni: batter d’occhio, cuore in gola, buco nello stomaco, ecc., che riecheggiano la concretezza archetipa della lingua. Altre volte ancora, ciò si rende meno evidente, e resta magari celato nell’etimologia o nella radice dei termini: classica qui la citazione di parole come filosofo, composto di φιλέω/amare e σοφία/sapienza, oppure dinamico, dinamometro, dinamite... che in radice si accomunano a δύναμις/potenza.


Il salto: da analogia ad arbitrarietà.
Tutto chiaro, immediato, naturale, corrispondente... Ma nel graduale passaggio dalla pittografia all’alfabeto, all’atto della codifica dei contenuti, alla loro atomizzazione sonora e poi grafica, avviene un salto — assolutamente svincolante — da analogia ad arbitrarietà, da significato a senso. È qui che l’«obbligo analogico» cede il passo alla libertà delle lettere di comporre e scomporre senza necessità postulate: da lingua a lingua, da parola a parola, da esistente a invenzione.

Un meccanismo di decostruzione innanzitutto finalizzato all’efficienza, alla sintesi, all’elasticità, e che al contempo genera grande libertà ed apre a potenzialità creative e cognitive diversamente inarrivate.

E di nuovo attraverso il fondersi delle lettere in parole, delle parole in frasi, delle frasi in discorsi, si attua un formidabile strumento per disporre, ordinare e distinguere concetti e memorie, sulla tavola scrittoria ma anche su quella della mente. Acquisendo il neutrale riferimento delle lettere, i discorsi hanno il mezzo per svincolarsi dal dominio dell’immagine impressiva e farsi concetti liberi di rinnovarsi. Il loro contenuto di dati ed idee è divenuto straordinariamente maneggiabile: scomponibile, aggregabile, confrontabile, ripetibile, rinnovabile... generando sviluppo.


Le potenzialità alfabetiche.
Le potenzialità di un codice si legano alle caratteristiche della sua formulazione. In quella logografica sono ad esempio individuabili nella specificità e nella portanza semantica delle figurazioni, in quella alfabetica, viceversa, nell’elasticità e nella sintesi dello schema, in ragione di una costituzione a scala minuta, come già definito «atomica». Ne esitano, nella seconda, dinamicità ed articolazione ma soprattutto libertà, che in un effetto di strutturali corrispondenze influenzano nel complesso il linguaggio e il pensiero.

Qui paiono ritrovarsi ottime basi per favorire meccanismi di osservazione, confronto ed interazione capillare, per un approccio sistematico, «inorganico» e non pregiudiziale con il dato reale; certamente in ciò si individua una connaturata disposizione al pensiero razionale e, nella minimizzazione di vincoli di mezzo, alla creazione e alla novità. Non si tratta di decretare primati culturali, vizio mai del tutto estinto di taluni obsoleti approcci di pensiero, quanto di ricercare presupposti e ragioni nella natura stessa delle cose.



1.4 alfabeto: oggetto e soggetto
Distinzione soggetto–oggetto: una relazione autoalimentante.
Un’ultima considerazione. L’affinamento di un codice affidabile, relativamente facile da acquisire, produrre, diffondere e condividere, al contempo persistente ma aderente all’oralità, stabile ed elastico, di ridotta entità ma riproducibile indefinitamente, ha consentito di fissare l’esatto scorrere delle parole — non solo i riferimenti di sostanza —, emancipandolo dalla precarietà del ricordo e dalla fuggevolezza dell’istante della dizione.

Paradossalmente è proprio questa costitutiva aderenza della scrittura alfabetica all’attuazione soggettiva del linguaggio che libera, per la prima volta, la memoria della comunicazione da gran parte dei suoi limiti di soggettività. In contenuti, meccanicamente corrispondenti nella traduzione mediale e stabili nella riproduzione temporale, l’elemento soggettivo può essere di fatto enucleato dal mezzo, e quindi, eventualmente, ricondotto in modo esplicito all’ambito della creazione e dell’interpretazione: in altre parole può esservi veicolato senza confondersi con il veicolo, potenzialità sostanzialmente preclusa alle scritture simboliche, intrinsecamente interpretate. Nella chiarezza di questa identificazione si realizzano le premesse perché le due componenti del flusso semantico, oggettiva e soggettiva, possano mutualmente distinguersi e valorizzarsi.

 

 

gac

 

 

 
(continua...)
2. le parole che scrivo,
3. le parole che tocco,
4. le parole che vedo,
5. parole parole parole

 

 

 

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