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la forma delle parole · 2 le parole che scrivo

Grafismi: segni per comunicare

Rappresentazione di corrispondenti interpretabili


2.3 grafismi: segni per comunicare
Nature e ordine dell’insieme generale.
La categorizzazione che si utilizza per distinguere i segni della comunicazione grafica tracciata, i grafismi, è piuttosto articolata. Elementi non necessariamente scrittorii, cioè rappresentativi di un ordine linguistico codificato, sono tutti accomunati dalla caratteristica di far base su un sedimento culturale condiviso,1 in riferimento al quale divengono tramite sensato di flusso semantico: significano. In altre parole, essi sono mezzo attraverso cui si attua la rappresentazione sintetica di corrispondenti interpretabili, che mettono in relazione emittente e ricevente rispetto ad un contenuto: sono appunto segni per comunicare.


grafismi


Ciò posto, si può specificare una fondamentale distinzione, fra grafismi originali e tipizzati. I primi possono trovare ragione grafica principale in sé, non dovendo di necessità corrispondere a vincoli formali rigidamente prestabiliti. Si tratta di astrazioni a prevalente carattere iconografico: analogico descrittivo, artistico, simbolico od ornamentale. Vi appartengono tuttavia anche alcune tipologie scrittorie: caso paradigmatico ne è la firma, ma pare egualmente lecito assimilarvi in certa misura le grafie personali e, con varia declinazione, altre forme di utilizzo figurale della scrittura: ad esempio il tipogramma, il calligramma, o singolari componenti ancor più libere, classicamente iniziali e svolazzi. Si tratta di formulazioni immediate ed uniche, ma quand’anche abbiano replica o pseudoserialità2 esse mantengono intrinseco grado di autonomia e varianza: qui l’eventuale riferimento ad un modello esterno condiviso — un archetipo formale, uno schema alfabetico, un codice iconico... — riveste ruolo subordinato. Così nella firma, evidentemente, la principale valenza di identificabilità si regge su piano distinto rispetto alla leggibilità alfabetica, e nelle grafie personali sono comunemente considerate accettabili tolleranze di ampio margine rispetto all’aderenza alle forme calligrafiche canoniche e alla coerenza dei segni.



grafismi originali


Nei grafismi tipizzati, all’opposto, il riferimento ad un «precedente» è prioritario e strutturale: il segno deve corrispondere a modello identicamente ripetibile/ripetuto. Ogni interpretazione formale dello schema, modellizzata anch’essa, è eventualità successiva ed accessoria, benché talora non meno ricca di valore semantico autonomo. Ne sono esempio le diverse font, siano esse alfabetiche, musicali, a radice ideografico-simbolica, tecniche od ornamentali; ed ancora le pittografie segnaletiche e su base convenzionale in genere, la maggior parte dell’iconografia utilizzata nelle interfacce digitali, i codici al tratto (barre, QR Code), ecc.

Che si tratti di entità scrittoria coordinata e strutturata o di espressione creativa a se stante — quale potrebbe essere ad esempio un marchio —, elemento portante è qui il riferimento ad una fisionomia stabilizzata, progettata e ripetibile: il «tipo» appunto, ancorché declinato e declinabile.



grafismi tipizzati


Per questo primo distinguo, così come per i seguenti, vale la precisazione che le classificazioni sono ausili d’ordine, schemi talora funzionalmente approssimati, riferimenti di sintesi e mai scansioni pedisseque. Nelle distinte categorie può infatti sempre individuarsi varia tipologia di graduazione, articolazione o sovrapposizione. Qui, in particolare, correlata non tanto al mezzo tecnologico — manuale, meccanico, digitale —, quanto al carattere esecutivo — individuale immediato o seriale preordinato — dell’artefatto grafico. Vi si devono poter comprendere, infatti, le diverse fattispecie esistenti: vi sono grafie personali minutamente riferite e coerenti, a diritto assimilabili alla tipizzazione — es. le calligrafie —, altre recanti diverso grado di varietà, altre ancora decisamente precarie o autoriferite, dunque incontrovertibilmente «originali». Similmente esistono tipizzazioni alfabetiche canoniche o comunque organicamente progettate, altre, all’opposto, incoerenti al limite del gestuale arbitrario e del non intelligibile, tanto che del modello si fatica a trovar ragione. Così per i logotipi, che possono essere derivati da tipizzazioni preesistenti o composti con disegno proprio, ed ancora, essere affidati principalmente all’immagine alfabetica o interpretati in primo luogo su base connotativa: in quanto riferimenti «identici» essi appartengono alla classe tipizzata per definizione, ciononostante può accadere siano espressi con evocazione esplicita d’originale estemporaneità.

 

 

gac

 

  continua...

 

 

  1. Variamente di: immagini, esperienze, attività, relazioni, socialità, sentimenti, idee, linguaggi, lingue, ecc. ^rif.
  2. Per esempio, realizzate componendo in modo creativo e originale elementi seriali e/o tipizzati. ^rif.

 

 

 

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