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Grafemi: segni per scrivere

Rappresentazione di corrispondenti linguistici


2.4 grafemi: segni per scrivere
Nature e ordine dell’insieme scrittorio.
Dei grafismi, quelli di sostanza scrittoria sono detti grafemi. La condizione si realizza quando il segno, in cui si condensano forma e contenuto, è rappresentativo di un riferimento puntuale ad un codice,1 entità strutturata e ricorsiva di cui la scrittura è parallelo grafico, in qualsivoglia forma, anche descrittiva. Diversamente, il grafismo non scrittorio comunica concetti e realtà senza mediazione sistematica e stabilizzata, rappresentandoli svincolato da schemi e relazioni funzionali preordinate e organiche, in qualsivoglia forma, anche simbolica.

Le scritture, tutte, si distinguono in specifica misura per non essere solo una eco grafica del reale, una modalità di rappresentazione di situazioni, eventi o idee. Nemmeno possono ridursi alla mera tra-scrizione mediale dell’oralità. Per quanto correlate ad altri insiemi, percettivi e linguistici, la loro natura rimane infatti autonoma. In virtù di relazioni e regole proprie, in esse si determinano potenzialità generative sul piano linguistico e concettuale: possono così dar luogo a nuovi significanti e a nuovi discorsi, coerenti e riconoscibili.


grafemi


Parametro di macroscopica discriminazione fra le diverse scritture è la geometria con cui si estendono sul supporto: alcune infatti procedono per linee orizzontali, altre verticalmente, altre ancora — specie arcaiche — assumono andamenti non necessariamente lineari od omogenei.

La linearità, in particolare, si rende condizione ineludibile nelle rappresentazioni a base fonetica, essendo in quei casi la sensatezza rigorosamente vincolata all’ordine delle sequenze, quand’anche articolato.2

La progressione, verticale od orizzontale — ma talora anche obliqua o circolare —, è invece indotta in via principale dalla natura del supporto: che si trattasse storicamente di dischi o tavolette argillose, asticelle lignee, brani lapidei, pareti, rotoli o fogli di varia costituzione. Nondimeno influenze di questo tipo si possono riscontrare anche nella varietà delle produzioni attuali: si pensi ad insegne, segnaletiche, ed ai diversificati usi multimediali in cui le ragioni di composizione si compenetrano della specifica tessitura e fruizione del mezzo. In alcuni casi, nelle geometrie si osservano anche esplicite intenzioni connotative, ma esse qui sono sempre in riferimento ad un ordine più generale.

Complessivamente, in special modo nell’evolversi degli scritti alfabetici, appare prevalere la tendenza a omogenizzare strutture lineari orizzontali. Vi sono esempi storici — alfabetici —, ma anche relativamente recenti — non alfabetici —, di vera e propria rotazione angolare della disposizione originaria, per orientarsi infine in questo senso: sia della progressione scrittoria, sia talora delle singole unità morfologiche. Nella prassi contemporanea, le sequenze verticalizzate rimangono tipiche di alcune espressioni di tradizione, ad esempio del cinese e del giapponese, spesso coesistenti con formulazioni più recenti che in vario grado hanno condiviso e/o assorbito modalità «occidentali». Probabilmente, benché residuale, vive ancora un’unica scrittura ad andamento alterno o misto, la Tifinagh, in uso presso il popolo Tuareg.

Modalità a noi più prossime, le scritture lineari a progressione orizzontale, possono a loro volta distinguersi in: destrorse (da sinistra a destra: es. greco maturo, latino e lingue occidentali in genere), sinistrorse (da destra a sinistra: es. arabo, ebraico) e bustrofediche3 (continue alterne nei due sensi: in prevalenza esempi arcaici).


verso di progressione


Come per l’ambito più generale (grafismi), anche il sottogruppo delle scritture (grafemi) si articola in più tipologie segniche — non necessariamente fonetiche, né tassativamente omogenee —, attinenti sia all’espressione originale che alla tipizzazione. Esistono differenti nomenclature, e schemi categoriali non universalmente condivisi. Qui, classicamente, distingueremo innanzitutto tra grafemi figurativi e grafemi convenzionali. Ancora una volta le due definizioni non sono da intendersi come specificazioni assolute ed esclusive, viceversa poli di prevalenza tra i quali hanno graduazione le varie espressioni scrittorie. Qualsiasi scrittura, infatti, essendo strutturalmente riferita ad un codice, ha comunque valenze convenzionali intrinseche e, in quanto mediazione grafica condivisa, in ogni caso si compone di radicali figurativi variamente sintetici o espressi. Detto con terminologia linguistica, nel segno scrittorio si realizza la correlazione — più o meno mediata o diretta — tra significato e significante. Il primo è propriamente ciò che viene «significato»: l’oggetto, l’idea, in altre parole il contenuto della significazione. Il secondo, invece, è ciò che al primo rimanda, riferisce, con vario tipo di mediazione/traduzione. Si tratti ad esempio del significato «casa»: il segno che ne riporti la descrizione analogica (es. il disegno di una casa) può dirsi significante figurativo; viceversa, simbologie sintetiche4 — es. il composto para alfabetico «d» utilizzato in questo sito ad indicare l’homepage —, ovvero composizioni alfabetiche della parola «casa» — es. casa, house, maison, οικία, ecc. — costituiscono significanti convenzionali. In questi ultimi, appunto, l’analogia figurativa confluisce in una rappresentazione in varia misura condensata, la quale realizza un corrispondente convenzionale, simbolico o fonetico che sia.

Qui sotto, in sintesi, il confronto fra due corrispondenti percorsi evolutivi del segno scrittorio, da polarità figurativa a convenzionale. Il primo di ambito simbolico/ideografico: la rappresentazione del concetto/parola «cavallo» nella scrittura cinese, dalle antichissime incisioni sulle ossa oracolari fino al cinese semplificato contemporaneo.


da figurativo a convenzionale ideografico


Segue un paradigma del processo di sintesi del segno alfabetico «A», a partire dalla pittografia arcaica di toro/bue — aleph — per giungere alla lettera latina che, riprendendo fenicio e greco, ne condensa il valore fonetico dell’iniziale.


da figurativo a convenzionale fonetico


Ben si comprende che tra le distinte polarità del modello di significazione esiste una progressione opposta fra sintesi e atomizzazione, fra astrazione e specificazione. L’interpretazione figurativa, cui si associa una curva di apprendimento pressoché piatta, che corrisponde all’immediatezza analogica rispetto al singolo specifico, vincola di contro la significatività del segno ad altrettanto focalizzato contesto. Si pensi, ad esempio, a certa segnaletica.5 Le forme simboliche, in cui la figurazione si sistematizza e astrae, scontano similmente ancora limitazioni di elasticità nell’associazione alla varietà dei casi concreti, peraltro caratterizzandosi di strutturale complessità, con drastica verticalizzazione della curva di accesso allo strumento. Esempi qui sono le scritture a radice ideografica e i coordinati simbolici delle rappresentazioni tecniche o di sintesi. In corrispondenza al maggior potenziale di pregnanza e autonomia del condensato figurale, infatti, è indotto un inevitabile carico concettuale e mnemonico, con pressione espansiva sull’abaco segnico — tendenzialmente predefinito e confinato6 — e speculare compressione/frammentazione degli ambiti d’uso. Le forme convenzionali fonetiche, viceversa, nell’appoggiare in radice la funzione significante a casistiche di relazione, sintetizzano in modo drastico il numero delle «figure» fondamentali, dando tipicamente luogo a sistemi ad accessibilità progressiva ed utilizzabilità aperta, benché talora di maggiore prolissità.


Ogni sistema, dunque, declina propensioni e requisiti propri, ed è questo infine che ha determinato specificità e tendenze evolutive delle scritture della lingua. Complessivamente, già agli albori, lo sviluppo delle scritture si osserva procedere nella direzione della convenzionalità, attraverso l’ottimizzazione progressiva dell’interoperabilità dei segni. Correlazioni tecnologiche a parte, ciò in concreto si realizza attraverso la sistematizzazione degli elementi grafici significanti. Nei sistemi fonetici l’evoluzione scrittoria ha operato su due fronti. In primo luogo, con la già citata sintesi dell’abaco dei segni fondamentali: attraverso processo di generalizzazione essi si riducono nel numero, affidandosi via via la precisazione dei significati alle reciproche relazioni. In secondo luogo, attraverso il ricorso alla correlazione univoca: non alla molteplicità infinita del campo reale e delle idee, cui far corrispondere altrettanti simboli, ma ai «casi», finiti, dei suoni fondamentali della lingua. La notazione fonetica appunto: più o meno esplicita o sottintesa, raggruppata o puntuale.7 Essa coadiuva la significazione riportando in scrittura non solo i riferimenti sonori ma anche i meccanismi specificativi (grammaticali e sintattici) che di natura originano nella lingua parlata. Tendenza di fondo, consapevole o indotta dalla pressione funzionale,8 è in sintesi avere un nucleo minimo e prontamente maneggiabile di segni, di acquisizione intellettuale relativamente facile e di significazione elastica e progressiva in funzione delle competenze e dello sviluppo linguistico. È appunto il caso del nostro alfabeto, esito avanzato di un processo di sviluppo di questa natura, ed in genere di tutti i sistemi fonetici.

Ciò detto, anche nelle convenzioni che hanno mantenuto significanti a base simbolica — vale a dire radicale ideografico —, con percorso proprio si riscontra storicamente medesima tensione evolutiva: attraverso l’acquisizione di integrazioni fonetiche e l’istituzione, tra le distinte individualità segniche, di relazioni sistemiche specificanti, progressivamente sintetizzate e astratte. Così le scritture egiziane antiche, che in fasi successive hanno affiancato ed evoluto le iniziatiche rappresentazioni geroglifiche avvicinandole al codice verbale praticato; così lo sviluppo dei caratteri cinesi, sia in espressione tradizionale che semplificata, in cui pittografia, simbolo e notazione fonetica hanno trovato sintesi in efficienti combinazioni logografiche. Più recenti, infine, alcune forme «romanizzate», vale a dire di traslitterazione nell’alfabeto occidentale: ne è esempio il Pinyin.


Tornando alla schematizzazione classificatoria, i grafemi del primo tipo — figurativi — raggruppano essenzialmente le pittografie: segni esplicitamente descrittivi, caratterizzati da codifiche che possono prescindere vincoli fono-linguistici. Per tale motivo essi realizzano condizioni equivalenti rispetto a fruitori parlanti lingue diverse. Appartengono a questo genere le primissime evidenze arcaiche di scrittura, ma già nelle forme antiche più mature le pittografie sono raramente presenti in forma pura; in tempi recenti esse trovano comune applicazione quali corredi iconografici coordinati.9 Alcuni distinguono tra pittogrammi ideografici e fisiogrammi, in ragione rispettivamente del soggetto astratto o naturale. Comunque sia, pur ammettendo eventuale grado di stilizzazione, le figurazioni di questa classe si caratterizzano nel corrispondere con analogica immediatezza ai contenuti, senza prevalenti traslazioni concettuali o linguistiche. Sintetizzando potrebbe dirsi che sono scritture orientate al significato.


pittografie


I grafemi cosiddetti convenzionali, viceversa, compongono scritture complessivamente focalizzate al significante. Caratterizzate da un elevato grado di astrazione, sintesi e complessità, esse si appoggiano ad un abaco segnico distillato e strettamente condiviso. Nell’applicazione inderogabilmente riferiti ad una base linguistica specifica, i segni di questa classe sono in genere correlati, e talora direttamente corrispondenti, a valori fonetici unitari o articolati. Possiamo infatti distinguere fra grafemi simbolici, simbolico-fonetici e fonetici puri. Alle prime due categorie, contraddistinte dalla persistenza dell’impronta pittografica, appartengono essenzialmente le scritture ideografiche e ideografico-fonetiche: codici grafici sistematicamente strutturati, rispettivamente costituiti da caratteri a valenza esclusivamente simbolica o, più spesso, precisati da notazione fonetica, in genere composita. È il caso di talune citate lingue storiche e, nella contemporaneità, di scritture asiatiche appoggiate sul cinese.


ideografie


La classe dei grafemi fonetici puri può invece articolarsi in logogrammi e fonogrammi. I primi rappresentativi del corrispondente verbale di un’intera parola, i secondi riferiti a frazioni sonore minori, a loro volta distinguibili in mono o pluri sillabici, vocalici e/o consonantici, in relazione appunto alla specifica composizione. Archetipo fonetico universalmente noto è quello della scrittura sillabica Cuneiforme.


cuneiforme


In essa l’evoluzione consta di passaggi chiave in cui si intravvede in nuce la futura codifica alfabetica. In sintesi: dalla verticalità compositiva si migra gradualmente ad una organizzazione per linee orizzontali; dall’arcaica matrice pittografica si condensa una radicale serializzazione appoggiata ad un ordine astratto e attuata per reciproca giustapposizione dei segni.


evoluzione sumerica


Massimo grado di sintesi, universalità e diffusione applicativa si raggiungerà con le notazioni alfabetiche. Di sviluppo composito e variegato constano di tratti non più direttamente riconducibili a radice figurativa.


fonetici


Merita breve menzione a sé l’ultima delle serie fonetiche sopra riportate, rappresentativa della scrittura coreana Hangeul. Da comprendere correttamente tra i sistemi fonetici, per altro verso può intendersi come punto di connessione tra le opposte polarità dei sistemi convenzionali: ideografica ed alfabetica. Evolvendo la forma pitto/ideo/fono-grafica mutuata dal cinese, essa si è configurata infine come sistema fonetico puro,10 conservando tuttavia l’impronta strutturale ed estetico-espressiva della matrice originaria. Uno schema estremamente precisato, in cui ogni segno elementare non solo rappresenta un suono della lingua, e ne compone con altri le strutture sintattiche, letterali, sillabiche e/o logografiche, ma dà anche indicazione dettagliata della stessa modalità di pronuncia. Similmente, sono infine di natura fonetica alcune declinazioni scrittorie della lingua giapponese, la quale, peraltro, trova attuale rappresentazione in quattro formulazioni pressoché parallele, a coprire tutti i casi di tipologia scrittoria: dall’ideografico cinese all’alfabetico occidentale.

 


gac

 

 

 

  1. Esistono difformi impostazioni circa la costituzione che deve possedere un dato codice grafico affinché possa intendersi ‘scrittura’. Categorie restrittive confinano il campo alla sola rappresentazione dei codici linguistici propriamente detti, per intenderci quelli delle lingue parlate. Prospettive più aperte e generali vi comprendono invece ogni sistema strutturato (grafico/materiale) in grado di dar luogo ad una condivisione regolata ed organica di contenuti. Si accoglierà qui questo secondo approccio, includendo ad esempio fra le scritture i vari codici pittografici, tecnici e paralinguistici, viceversa attribuiti all’iconografia pura. Ciò ancorché essi possano recare parallelo verbale non rigorosamente univoco, ma talora aricolato con margini di parafrasi, benché minimali. ^rif.
  2. Ad es. l’Hangeul Coreano, o le forme pitto-fonetiche in genere. ^rif.
  3. L’etimologia correla analogicamente all’antico processo di aratura, si potrebbe dire a giro di buoi. Sostanzialmente limitata ad esempi arcaici (greco, fenicio, etrusco) — peraltro diffusi —, presenta inversione di verso nella progressione da margine a margine e relativo ribaltamento della geometria del segno. ^rif.
  4. Quand’anche di derivazione pittografica. ^rif.
  5. D’evidenza sarebbe assai arduo e di risultato ambiguo utilizzare un dato codice figurativo, ad esempio una segnaletica, esternamente al proprio contesto nativo (es. strada sdrucciolevole per pavimento scivoloso, previsione temporalesca per pericolo di folgorazione, ecc.). ^rif.
  6. Il che non vuol dire affatto precludere a neologismi e potenzialità creative. ^rif.
  7. Leggi rispettivamente: sistemi vocalici, consonantici, sillabici, alfabetici (e reciproche interrelazioni). ^rif.
  8. Si ricorda che il bacino degli «alfabetizzati» ha specifiche dimensioni e contestualizzazioni storiche. ^rif.
  9. Ad es. articolazione segnaletica, la quale può «de-scrivere» anche autonomamente uno stato o una prescrizione (regolamentazione d’uso o sicurezza, indicazione di tipologia ambientale o materiale, ecc.). Analogamente, nelle applicazioni software, i corredi iconografici che ne distinguono, articolano ed esplicitano le funzionalità. ^rif.
  10. Ad eccezione dell’uso, relativamente raro, di un gruppo minore e residuale di caratteri cinesi (hanja). ^rif.

 

 

 

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