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la forma delle parole · 2 le parole che scrivo

Caratteri: i segni dell’alfabeto

Rappresentazione alfabetica: scrivere con le lettere


2.5 caratteri: i segni dell’alfabeto
Nature e ordine degli insiemi di lettere.
Alfabeto: sistema scrittorio per la rappresentazione fonetica della lingua.1 Poco più estesamente e con qualche approssimazione2 esso potrebbe descriversi come l’insieme dei segni convenzionali, i caratteri,3 cui singolarmente corrispondono i fonemi verbali minimi, cioè le unità acustiche distintive e in genere non ulteriormente scindibili di cui si compone la sonorità linguistica. Ne deriva che essendo numerose e diversificate le lingue — per espressione fonetica, radice segnica ed evoluzione del contesto culturale — corrispondente articolazione si riscontrerà negli alfabeti atti a rappresentarle, ciononostante sempre accomunati dall’essere di repertorio segnico essenziale, tipico e/o specificato di volta in volta.


alfabeto


Si può dunque utilizzare la principale categoria della specie alfabetica per individuare il complesso formale generale che distingue, ad esempio, l’alfabeto latino dal greco, o dall’etrusco..., dall’arabo, dall’aramaico, ecc.


specie alfabetica


Accomunati dall’evidenza di essere coordinati segnici omogenei e seriali, vale a dire insiemi in cui si riconosce il comporsi di basi elementari ricorrenti all’interno di uno schema grafico unitario, essi si differenziano altrettanto macroscopicamente per l’aspetto che vi assumono i distinti caratteri — le lettere —, nonché per le tipicità della loro corrispondenza fonetica. Vanno menzionati, infine, gli specifici casi della traslitterazione e della trascrizione: è infatti relativamente comune, in passato come oggi, l’uso coesistente di scritture afferenti a specie alfabetiche diverse — ma anche a distinte famiglie scrittorie — per la rappresentazione della medesima lingua. Ne sono esempio le «conversioni» in caratteri latini del greco, del russo o dell’arabo, così come le formulazioni romanizzate dei logogrammi cinesi o giapponesi.

Le specie alfabetiche, che in questo schema rappresentano ordini di primo grado, raggruppano a loro volta sottospecie di vario livello, composte o derivate in aderenza alle diverse lingue di cui sono equivalente grafico: si parlerà allora propriamente di specie linguistica. Pure attingendo a comune radice formale, vi saranno infatti distinte tipicità/integrazioni alfabetiche per greco, copto e slavi cirillici di vario tempo e luogo, così per le diverse «localizzazioni» dell’arabo o dell’aramaico, ecc. Più facilmente apprezzabili da noi, che utilizziamo l’alfabeto latino, sono le particolarità — invero minute — con cui quest’ultimo si compone nelle diverse lingue d’uso: infatti si possono identificare assetti segnici diversificati per italiano, spagnolo, inglese, fiammingo, polacco, ceco, islandese, ecc.


specie linguistica


La declinazione dei repertori, in relazione alla specie alfabetica e linguistica, è questione cui in passato si sono rivolte molte energie da parte di tipizzatori e sistematici dell’alfabeto. Pierre Simon Fournier, alla metà del XVIII secolo, e soprattutto Giambattista Bodoni, a cavallo del successivo, vi si adoperarono con gran mole di lavoro: si noti che in una singola serie4 alfabetica bodoniana si giungono a contare, incise a mano, fino a 380 matrici, cioè configurazioni segniche specifiche. L’intento per un verso era enciclopedico e paleografico, al contempo tensione evidente era quella di realizzare mezzi omogenei di rappresentazione scrittoria, estesi a tutto quanto avrebbe potuto avviarsi ai torchi degli stampatori.5

Ancor oggi il tema riveste ruolo di primo interesse — lo si accenna appena — soprattutto in merito alla mappatura e alla codifica delle font digitali, questione peraltro controversa ed ancora non del tutto risolta dal punto di vista funzionale.

Un’altra categoria fondamentale che articola la distinzione degli alfabeti è il cosiddetto gruppo stilistico. Nel succedersi delle epoche storiche, la matrice essenziale del disegno dell’alfabeto ha avuto via via rinnovata interpretazione, in corrispondenza al mutare del sentire estetico ed artistico della cultura ospite. Ne sono derivati filoni stilistici precisamente identificati: a volte come evoluzioni del tutto originali, altre volte come riprese e sviluppi di estetiche preesistenti. Si è già detto circa le correlazioni di natura tecnologico-strumentale della forma alfabetica; congiuntamente ad esse si riconoscono influenze di ragione espressamente estetica a delineare, appunto, identità stilistiche. Così ad esempio, in epoca umanistica e poi rinascimentale, anche il disegno dei tratti alfabetici si vede orientato alla rivivificazione del modello classico antico, recuperandolo laddove si riteneva di individuarne gli esempi più compiuti. Allo stesso modo, di pari passo alle evoluzioni del contesto culturale, sono riconoscibili nelle tipizzazioni di vario luogo ed epoca accenti razionalistici, neoclassici, floreali, esotici, modernisti, ecc.


classificazione novarese


Ed infatti, la categoria stilistica è riferimento molto utilizzato dalle varie classificazioni che nel tempo, con diverso approccio, hanno inteso ordinare le varietà di forme con cui chi maneggiava alfabeti doveva inevitabilmente confrontarsi.

A darne un’idea generale, si è citato nell’illustrazione qui sopra lo schema proposto da Aldo Novarese6 alla metà del secolo scorso, suddiviso in dieci gruppi stilistici che riassumono valenze cronologiche, estetiche e funzionali: Lapidari, i caratteri di ascendente antico e foggia monumentale ed epigrafica (Augustea, Albertus); Medioevali, vi si riuniscono le diverse forme calligrafiche manoscritte sviluppatesi fra romanità antica e il tempo di Gutenberg (Onciale, Carolina, Textura, Fraktur, Schwabacher, Rotunda); Veneziani, di ascendente rinascimentale, i classici per eccellenza con cui si consolidò la forma alfabetica per l’uso a stampa (Jenson, Garamond, Palatino); Transizionali, gli alfabeti esito dello sviluppo razionale settecentesco, in cui assottigliamento e modulazione di contrasti si concretizzano in raffinato equilibrio, pulizia e coerenza metrica (Baskerville, Caslon, Georgia); Bodoniani, d’ispirazione neoclassica, sono i caratteri dove il contrasto tonale fra le aste trova vivissimo accento, apice di raffinatezza incisoria ed eleganza formale (Didot, Bodoni, Walbaum, Quirinus, Normandia); Ornati, tutti gli alfabeti in cui la lettera si arricchisce di elaborazioni decorative (filettati, ombreggiati, ecc.); Egiziani, originariamente i robusti caratteri della meccanizzazione ottocentesca, da cui ereditano la forza e la distintiva squadratura nelle marcate terminazioni d’asta (Clarendon, Egizio, Rockwell); Lineari, variegato gruppo di alfabeti, dall’arcaico al geometrico futuristico, contraddistinti dall’assenza di modulazioni esplicite nelle terminazioni d’asta (Alternate Gothic, Futura, Eurostile, Helvetica, Gill Sans, Optima); Fantasie, laddove la rappresentazione della lettera diviene pretesto e supporto di eterogenee espressioni estetiche, artistiche e connotative (Ritmo, Neuland, Cutout); Scritti, gli alfabeti che si ispirano alla grafia manuale (Veltro, Mistral, Cigno).

Di poco precedente, la classificazione proposta da Maximilien Vox consta invece di nove gruppi originari: Humanes, Garaldes e Réales, i tipi di più antica genealogia, accomunati da grazie triangolari, debole contrasto tonale e varia inclinazione dell’asse verticale delle lettere; Didones, Mécanes e Linéales articolano invece la tipologia delle tipizzazioni evolutesi a partire dal XIX sec., contraddistinte dall’ortogonalità degli assi principali e dai valori tonali assoluti; Manuaires, Scriptes ed Incises sono infine le tipizzazioni di immediata derivazione manuale, calligrafica ed epigrafica, rispettivamente.

Lewis Blackwell, in tempi più recenti, propose una classificazione più specificata, di cui per brevità ci si limita qui alla sola citazione dei gruppi stilistici: umanistici, romani antichi, transizionali, romani moderni, nuovi transizionali, egiziani, lineari grotteschi, neogrotteschi, lineari geometrici, lineari umanistici, lapidari, calligrafici, stilizzati.

Si fa presente, infine, che accanto a queste e ad altre più recenti elaborazioni di natura accademico-scientifica, quasi ogni catalogo di fonderia commerciale presenta l’ausilio del riferimento stilistico, secondo più o meno distinta interpretazione.


Le categorie fin qui esemplificate consentono di collocare con esattezza una data tipizzazione in relazione al contesto culturale, linguistico e stilistico/connotativo. Nella prassi concreta, tuttavia, un riferimento molto utilizzato per orientarsi fra gli alfabeti, come peraltro intuibile, è il nome. Specie nelle odierne interfacce digitali, esso costituisce parametro immediato di selezione. In realtà, l’identificativo onomastico è meno diretto ed univoco di quanto si possa essere tratti a pensare, presenta infatti consistenti margini di ambiguità. Tralasciando volutamente i casi di omonimia e di impropria clonazione — in odor di fraudolenza, benché di radicata tradizione in campo tipografico —, questa condizione di fluida imprecisione risulta appunto ancor più marcata nei contesti funzionalmente sintetici, tipici di diffuse applicazioni di elaborazione testo. Spesso, infatti, vi si trovano accomunati, su indistinto piano, il nome del carattere — inteso come serie singola di maiuscole e minuscole, eventualmente declinate in dimensione — e il nome della famiglia, che viceversa rappresenta un raggruppamento di più serie singole, assimilabili per tratti formali e tra loro coordinate funzionalmente. Qui sotto, nel medesimo corpo, l’esempio di singole serie del carattere «Garamond» nella distinta interpretazione di fonderie diverse.


serie


Nonostante la corrispondenza non sia sempre univoca, si prova qui a fare maggiore chiarezza con l’ausilio del parallelo in lingua inglese: il carattere o tipo è dunque l’elemento unitario minimo (type) recante il singolo segno: lettera, interpunzione, simbolo... In lingua italiana, carattere o tipo è anche sineddoche che abitualmente indica l’intero insieme delle distinte unità che compongono la specifica serie7 (font) caratterizzata da unitarietà di disegno: per cui la serie alfabetica in «tondo»8 rappresenta carattere a sé rispetto alla quella in «corsivo». Ad essere rigorosi, questo distinguo potrebbe porsi anche rispetto alla declinazione dimensionale, infatti i disegni di corpi testo diversi non sempre sono coincidenti, dovendo aderire a peculiari necessità ottiche e tecnologiche: in taluni casi ciò si trova esplicitamente espresso nelle apposizioni al nome del carattere. Il termine famiglia di caratteri (typeface) si utilizza invece per identificare propriamente l’insieme di più tipizzazioni legate da comunanza di progetto e intenzionale affinità, le quali nel loro insieme coprono coordinatamente più fattispecie seriali. Basterebbero, ad esempio, una serie tonda ed una corsiva di foggia affine per costituire una famiglia minima, la quale può ulteriormente articolarsi con: maiuscoletto, numeri alti e bassi, numeri tabellari, legature, simboli, ecc. Il tutto, ancora, nelle varie declinazioni: dimensionali, condensate ed espanse, chiare o scure, e talora anche formali o stilistiche,9 o specifiche per diversi usi e supporti, ecc. Segue una sintesi delle serie componenti la famiglia di caratteri «Jenson», nell’interpretazione digitale della fonderia Adobe.


famiglia


L’insieme delle varie fattispecie seriali, in cui può estendersi la tipizzazione di una famiglia di caratteri, viene tecnicamente detto gamma seriale, un complesso di grande varietà tipologica, cui nei capitoli seguenti si proverà a dare puntuale ragione e descrizione.

 

 

gac

 

 

 

  1. Ovviamente il riferimento è indirizzato al caso comune dei linguaggi che hanno espressione verbale. ^rif.
  2. Capita, infatti, anche nel nostro alfabeto, che la corrispondenza fonetica non si leghi solo al segno, singolarmente, ma talora anche alla sua collocazione in relazione ad altri. Più articolato il caso dei sitemi esclusivamente consonantici in cui le sonorità vocaliche sono eventualmente evocate attraverso apporto para alfabetico. Nei sistemi a notazione sillabica, infine, la citata definizione è da intendersi con ancora maggiore elasticità. ^rif.
  3. Caratteri alfabetici. ^rif.
  4. La «serie» bodoniana non ha un preciso parallelo nella dizione contemporanea. È infatti rappresentativa di tutti i segni relativi ad un dato «stile» in una data dimensione: ad esempio Parma, corrispondente ad un «romano» corpo 4. Vi si comprendevano, tondo e corsivo, con maiuscole, minuscole, maiuscoletti, e tutto il corredo di lettere accentate, legature, punteggiatura, ecc. ^rif.
  5. Parafrasando Bodoni. ^rif.
  6. Aldo Novarese (1920-1995), sensibile e prolifico disegnatore di lettere italiano; fra i maggiori di tutti i tempi. Ideatore di una estesa varietà di tipizzazioni di successo, fu autore di alcune significative pubblicazioni didattiche di materia tipografica. Succedendo al meno noto ma altrettanto sensibile Alessandro Butti, suo maestro, fu direttore dello Studio Artistico Nebiolo per molti anni, fino alla chiusura dell’omonima prestigiosa Fonderia torinese. ^rif.
  7. Repertorio singolo di alfabeto maiuscolo e minuscolo con eventuali declinazioni dimensionali. ^rif.
  8. Per i non tecnici, quella «normale» (sic!). ^rif.
  9. Per tipologia di terminazioni d’asta («Sans» o «Serif», lineari o graziati), per elaborazione (filettati, ombrati, ecc.), per estensione stilistica (es. cancelleresca, con svolazzi, ecc.), per estensione di tipizzazione (grafismi alternativi, monospaziati, tabellari, tipicità linguistiche e fonetiche). ^rif.

 

 

 

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