discorso per fare bene le cose · 2 cosa devo predisporre?
Cosa devo predisporre?
La predisposizione degli elementi di base
2 cosa devo predisporre?
Contenuti, contenuti, contenuti!
In un processo creativo — dunque con apporto di qualità e sostanza—, ordine e chiarezza d’azione non si traducono in meccaniche rigide e stereotipate: la definizione di modalità e contenuti deve infatti procedere di pari passo, con sollecitazioni ed evoluzioni reciproche. Nel tempo attuale, risulta però estremamente utile rimarcare una raccomandazione, solo apparentemente contraddittoria: prima i contenuti! Più blandamente si sarebbe potuto avvertire di non scordarsi dei contenuti, tuttavia l’esperienza concreta consiglia vivamente la prioritaria ricognizione di fonti e risorse autoctone, così da poter pesare realisticamente la sostanza di partenza, quella con cui ci si dovrà ineludibilmente confrontare.
Al contrario di quanto è nella considerazione comune, infatti, nelle operazioni di comunicazione, carenze difficilmente estinguibili si riscontrano sovente proprio in merito alla quantità e alla qualità dei contenuti disponibili all’avvio, piuttosto che all’idee e ai modi con cui renderli e veicolarli a destinazione: fattori, questi ultimi, che devono appartenere alla professionalità del comunicatore.
Nell’epoca del copiaeincolla i contenuti sono dati pressoché per scontati e quasi sempre sottovalutati, se non talora per le loro valenze strettamente formali, diremo... per la partecipazione al packaging. Capita spesso, infatti, di vedere promosso «l’imballaggio» più che quanto recatovi all’interno, concretizzando il paradosso che l’involucro sia il contenuto e il contenuto sia ancillare all’involucro. Questo non propriamente perché esista, sottesa, qualche straordinaria rivoluzione copernicana tra forma e contenuto, (qui il discorso da fare sarebbe alquanto esteso), oppure perché si assista ad un’intensificata propensione a mascherare povertà di sostanza, (fenomeno per nulla nuovo). Più semplicemente, si rileva una diffusa mancanza di lucidità nell’interpretare il tema, nello sfruttare i molti mezzi oggi a nostra disposizione per focalizzare sulla sostanza. Disorientamento in parte indotto dalla grande proliferazione degli strumenti di diffusione ed elaborazione, peraltro in evoluzione dinamica.
Quanto è facile oggi accedere a informazioni e strumenti d’analisi ed elaborazione! E in che quantità! Ma senza una solida ed assidua competenza, quanto ne è drammaticamente ardua la cernita! Alcuni tradizionali pilastri d’autorevolezza non hanno saputo (o potuto) migrare ai nuovi tempi, e molti risultano confusi nei flutti agitati delle nuove maree, mischiati ad altri ben meno certi. Ciò produce spesso una «creatività» vaga, ripetitiva e stereotipata, limitata e limitante, con contenuti in posizione subordinata e debolmente verificati. Tipica è la richiesta: «Scrivici dentro qualcosa... l’importante è che lo facciamo».
Quanto alla forma, (all’involucro, al modo, di cui si diceva...), è indubbio che rechi essa stessa contributo di idee e partecipi pienamente della fruizione comunicativa; tuttavia, come in natura, deve essere strumento, modalità appunto, mai elemento vuoto fine a se stesso o, peggio, del tutto immotivato. Ed è proprio l’uso strumentale vano che è purtroppo assai comune ed altrettanto deprecabile.
Qualunque ne sia la tipologia e la declinazione, i contenuti rappresentano invece la ricchezza sostanziale di ogni sensato flusso di comunicazione. Esso si costituisce proprio con la funzione di rappresentarli e trasmetterli, in questa prospettiva vanno osservate ed hanno valore le sue qualificazioni. Una misurabilità concreta, reale, piuttosto che una dimensione presunta, pretesa, proiettata, inconsistente.
Riuscire a definire una valida composizione di contenuti è anche la cartina tornasole che verifica la bontà dell’analisi propedeutica, di cui si è detto in precedenza. Se vi è stata posta la giusta attenzione, la ricognizione di quanto è utilmente disponibile e le linee per la creazione di ciò che sia eventualmente da integrarsi dovrebbero, a questo punto, essere chiare e praticabili.
Dunque, «Cosa devo predisporre?»: la raccolta di tutto quanto mi riguarda e ho prodotto, ed intendo comunicare; ed eventualmente quanto mi riguarda e ho prodotto, e desidero sia superato o non abbia diffusione.
Sull’importanza di aver chiari gli obiettivi e il ruolo dei contenuti riporteremo qualche esempio concreto. Caso tipico, che citeremo fino alla noia, è la richiesta della costituzione di una presenza web, per il sol fatto che questa sia ormai prassi diffusa, senza però essersi posti minimamente il problema di come essa possa rendersi operazione utile: di come indirizzarla, di cosa veicolare in essa... Quasi che il «sito» — questa è la generica definizione comune — fosse entità con vita propria. Ancora più insensato quando, all’opposto, è il potenziale committente ad essere sollecitato da sedicenti professionisti, in merito all’acquisto di spazi web precostituiti in struttura e contenuti: già pronti, funzionanti e indicizzati.
Per chiarire tradurrò con corrispondenti essenziali, traslati su un mezzo di comunicazione noto a tutti: il telefono. Situazione a): «Voglio un telefono, farò numeri a caso, dicendo cose che leggo qui e là; infatti non so bene a chi telefonare, cosa dire e perché. So che voglio un telefono, e vorrei che mi chiamassero in molti, anche se spesso non risponderò, perché non me ne intendo... e non ho tempo.» Situazione b): «Vuoi un telefono? Ti serve, ti serve! Ne ho uno già pronto e funzionante, con il numero sull’elenco da anni. Riceve chiamate da tanta gente, a caso, ma io ti ho già impostato una segreteria che risponde cose a caso; possiamo anche aggiungere nome, cognome, indirizzo e professione. In omaggio la custodia del tuo colore preferito. Tu non ti devi preoccupare di nulla, controlliamo tutto noi... adesso e in futuro».
Ovviamente queste non sono soluzioni! Comunicare vuol dire trasmettere significativamente un messaggio, non trasmettere «punto e basta».
In realtà, delineato il quadro al titolo precedente — «Di cosa ho bisogno» (chi sono, cosa voglio..., perché, per chi, quando, quanto, come...) —, ordinare e predisporre i contenuti non è questione magica, ma solo di sostanza e competenza.
Se alla fonte esistono, già formate, delle risorse autoriali valide, è proficuo e ragionevole considerarne l’utilizzo: tal quali od eventualmente con minima mediazione. Viceversa è decisamente sconsigliabile, per costi, senso e risultati ottenibili, dedicarsi ad aggiustare materiali di consistenza precaria o abbozzata o, peggio, inadatti allo scopo. Meglio procedere ex novo. Qualora non si potesse, è opportuno considerare di desistere del tutto dall’operazione.
Ad esempio, se la natura principale dell’intervento è proprio la mediazione di risorse esistenti ed esse si presentano di deficitaria qualità, è preferibile avviarsi alla seconda opzione: desistere. È il caso, non così infrequente, di manoscritti informi, incoerenti o poco significativi, la cui revisione redazionale varrebbe la riscrittura.
In opposta tipologia, quando cioè vi sia sostanza, ma più o meno inespressa, e la necessità sia di integrare contenuti corollari o descrittivi, di renderli in una particolare forma mediale, od ancora di esplicitare valori in nuce, è corretto procedere alla formazione dei contenuti. Essa deve di preferenza essere affidata a competenze specifiche, coordinatamente e secondo necessità. Ciò vale per i testi, ma anche per grafiche e immagini. È il caso di interventi di natura promozionale, celebrativa, rappresentativa, didascalica, espositiva, didattica... che richiedono tipicamente opere d’integrazione. Si tratterà variamente di illustrare, sintetizzare, tradurre, schematizzare, ordinare, analizzare, precisare, riferire, ecc.: semplicemente, con cognizione tecnica ed in osservanza dell’intento complessivo.
Questa è l’unica scelta sensatamente percorribile. Ovvio, guardandosi tanto dai mestieranti che dai «preziosi».
Non si fosse stati sufficientemente chiari, si concluderà sintetizzando crudamente la maturata opinione a proposito di un tipico dissidio, purtroppo assai ricorrente: nel contesto di una composizione grafica meditata, c’è forse una possibilità su mille che una fotografia amatoriale eseguita ad hoc possa rivelarsi di utilità significativa, tale da giustificare la presunta economia rispetto ad un corrispondente scatto affidato ad un professionista; allo stesso modo, c’è forse una possibilità su mille che uno scatto professionale generico possa avvicinare per utilità uno scatto amatoriale specificatamente ritratto.
Fa ovviamente eccezione quanto riferito a situazioni difficilmente o non più accessibili, ma in questi casi le caratteristiche e limiti delle risorse in disponibilità saranno parte delle condizioni stesse di progetto.
Comunque accada, il coinvolgimento delle due suddette abusate fattispecie, raramente di vantaggio, è sempre generativo di aggravio da più punti di vista.
la redazione
«prec. discorso per fare bene le cose succ.»