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la forma delle parole · 2 le parole che scrivo

Gamma seriale: forma, canoni di prassi

Sintesi descrittiva per l’uso: compendio minimo ragionato


2.6.3 gamma seriale: forma, canoni di prassi
Prospetto sintetico di riferimenti, caratteristiche ed applicazioni.
Nella sezione che precede si sono descritti, per genesi e sviluppo, i fondamentali formali delle serie alfabetiche, illustrando come essi, pure identificando medesimi corrispondenti fonetici, non rappresentino mere alternative equivalenti. Storicamente associate a precise caratterizzazioni d’ambito — monumentale, libraria, documentale, cancelleresca, notarile, mercantesca, informale, ecc. —, nell’evolvere dell’uso a stampa le distinte morfologie acquisirono valenze funzionali che andarono ben oltre la tradizionale giustapposizione minuscolo/capitali, a distinguere, rispettivamente, testo corrente da incipit e titolazioni. Così la specificazione della forma è via via progredita nel suo essere partecipe del portato alfabetico, essa stessa elemento comunicante: quale scansione d’ordine, graduazione di ruoli, evidenziazione di contenuti, contestualizzazione di valori, di relazioni, di significati, ecc. In sintesi, ha assunto ruolo di connotazione funzionale esplicita.

Non inutile aggiungere che una buona articolazione formale, oltre a recare contributo descrittivo, è anche bella a vedersi... a dirlo semplicemente. Valenze di chiarezza, efficienza ed estetica sulle quali è bene riflettere, cogliendo i limiti tecnici e le mono tonie di talune modalità editoriali, o aspiranti tali, in questo tempo tristemente dilaganti.

Di seguito alcune note sommarie dello stato dell’arte, circa gli identificativi geometrici e le specificità compositive delle tipologie formali fondamentali in cui si articola la tipizzazione della lettera stampata.



maiuscolo
maiuscolo
Riferimento storico-genetico: è la trasposizione, invariata nella sostanza e persistente nello scorrere dei secoli, della tipizzazione lapidario monumentale dell’antica romanità.
Caratteristiche geometriche: declinabile in tondo, corsivo e scritto, ha nei primi due casi costruzione omogenea sugli elementari geometrici, nel terzo maggiore variabilità di linee. Di altezza uniforme con allineamento bilineare (linea di base/altezza) reca, nella tipizzazione canonica, proporzione modulare, articolata rispetto alla superficie quadrangolare necessaria ad ospitare la lettera ‘M’ (il «quadratone», area massima opposta all’area minima misurata dall’asta singola che identifica la lettera ‘I’).
Caratteristiche funzionali: di tradizione è la forma riservata a titoli, capilettera, aperture di periodo ed iniziali, secondo l’ortografia delle diverse lingue; più in generale vi si associano le scritture che si vogliono ordinare con priorità d’importanza. Negli usi recenti, in contesti di comunicazione virtuale, appone genericamente connotazione (largamente deprecata) di messaggio detto con forza di tono, «gridato». A dispetto della dimensione piena, la leggibilità del maiuscolo non ha efficienza univoca. Se infatti, per essenzialità, modularità e coerenza morfologica, risulta forma facile da apprendere nell’uso basico (da memorizzare e riprodurre), per altro verso, l’assenza di varianza nella dimensione verticale e la maggiore omogeneità d’insieme ne rendono più faticosa e precaria la lettura, e ciò in misura direttamente proporzionale alla lunghezza dei testi e alla competenza dell’uso. Vale qui la pena ricordare che uno dei meccanismi fondamentali che si attivano nella percezione della parola scritta è la gradualità, per cui dapprima si identifica il generale e solo successivamente si approfondisce il dettaglio puntuale, laddove eventualmente necessario. Una parola rappresentata in maiuscolo ha, al perimetro, meno appigli distintivi rispetto alla medesima in minuscolo, dunque richiede un processo di discriminazione più articolato.



minuscolo
minuscolo
Riferimento storico-genetico: esito evolutivo delle grafie documentali stilate, l’aspetto attuale è riferibile, in essenza, alla Littera Antiqua rinascimentale, in cui la tensione all’equilibrio classico trovò soluzione nel recupero delle ampie nitide ed universali forme del modello carolino.
Caratteristiche geometriche: declinabile in tondo, corsivo e scritto, ha costruzione mistilinea, con verticali che variamente dipartono da un corpo portante centrale cui è saldata la continuità della progressione scrittoria. Altezze con scansione tetralineare: allineamento delle discendenti / linea di base / altezza dell’occhio medio / allineamento di ascendenti e maiuscole. Parametri proporzionali piuttosto articolati, in ragione della notevole varianza geometrica: la misura dell’occhio medio (corrispondente alla porzione verticale occupata dalla lettera ‘o’) ne costituisce qualificazione funzionalmente significativa; in relazione al rapporto con gli altri riferimenti citati, esso inoltre risulta elemento specifico e talora macroscopicamente distintivo delle diverse tipizzazioni.
Caratteristiche funzionali: di tradizione è la forma riservata al «testo», vale a dire al tessuto dei contenuti; dunque, salve le regole ortografiche, alla percentuale preponderante della rappresentazione alfabetica. Alcune tendenze stilistiche lo adottano come forma esclusiva, a prescindere dall’ortografia delle diverse lingue: con giustificazione varia, sia in riferimento agli usi più antichi, sia per predilezione puramente estetica, sia infine con motivazione funzionale, in ragione della maggiore leggibilità.



tondo
tondo
Riferimento storico-genetico: con qualche margine di approssimazione, nello status attuale può intendersi la declinazione primaria, canonica e posata, delle due morfologie descritte in precedenza (maiuscolo e minuscolo). La conformazione odierna è la sedimentazione di quella rinascimentale, con particolare riferimento all’opera di tipizzazione di Nicolas Jenson, Francesco Griffo e Claude Garamond.
Caratteristiche geometriche: declinabile appunto sia in maiuscolo che in minuscolo, è la cosiddetta forma dritta, vale a dire quella in cui l’asse verticale primario1 della tipizzazione è condotto ortogonalmente all’orizzontale della linea di base.
Caratteristiche funzionali: per prassi consolidata e doti di leggibilità, è la tipologia di maggior utilizzo, acquisendo dunque, specie nella declinazione minuscola, la connotazione di condizione «normale» del testo. Percettivamente, nel confronto con un corrispondente corsivo, restituisce tono più marcato e contrasto più netto.



corsivo
corsivo
Riferimento storico-genetico: di tradizione se ne riferisce l’archetipo moderno alla tipizzazione di Francesco Griffo2 per l’editore Aldo Manuzio, che di quella forma «nuova» e compatta scorse, primo fra tutti, le doti di efficienza e riconoscibilità dunque, per l’epoca, le grandi potenzialità editoriali. Ispirata a certe scritture umanistiche stilate currenti calamo, in particolare della Cancelleria Pontificia, il tipo Aldino sintetizza il cancelleresco nel tondo, elidendo gli aspetti calligrafici più esuberanti, e conservandone la corsività: nella compattezza delle lettere — che restano «staccate» —, nell’inclinazione dell’asse verticale, nella dinamicità di taluni ganci e nella accennata propensione alla legatura di attacchi e rotture, vale a dire dei punti calligrafici di apertura e chiusura del segno.
Caratteristiche geometriche: declinabile sia in maiuscolo che in minuscolo, è la cosiddetta forma inclinata, vale a dire quella in cui l’asse verticale della tipizzazione si discosta dall’ortogonale alla linea di base: in genere con angolo positivo canonico di 12-18° gradi. Benché moderne tipizzazioni rechino unicamente la suddetta caratteristica — meglio dunque definirle solo «inclinate» —, la corsività si associa più largamente ad un compendio morfologico peculiare ben distinto dal tondo: specie nel minuscolo e per alcune lettere, in cui si conserva un’eco calligrafica più marcata.3 Nondimeno esiste anche il caso opposto, in cui tipi dritti recano glifi di matrice corsiva, i cosiddetti Upright, corsivi «dritti» appunto. Qui sotto un’esemplificazione nel confronto di corsività fra tipizzazioni lineari.
corsivi vs inclinati

Caratteristiche funzionali: la forma corsiva rinascimentale era inizialmente limitata alla sola declinazione minuscola, si trovava quindi associata al tondo laddove ortografia e prassi imponevano il maiuscolo. Nell’uso primigenio era altresì adottato come forma «unica»: nel senso che il testo, salvo le eccezioni appena specificate, era composto integralmente in corsivo. Oggi questo tipo di composizione è piuttosto rara, in genere riservata a connotazione marcatamente narrativa o di commento. Nel tempo la morfologia corsiva trovò sviluppo e diffusione, rifinendosi e via via estendendosi alla totalità dei segni alfabetici e paralfabetici. Si consolidò come forma complementare al tondo: per distinguere traduzioni, citazioni, dediche, indicare titoli, sottotitoli, parole o locuzioni straniere o antiche, sottolineare gerghi o tecnicismi estranei al contesto, specificare precise ortografie simboliche; ed ancora con la funzione di evidenziare, differenziare, contestualizzare il senso o la collocazione di taluni contenuti. Percettivamente, nel confronto con il corrispondente tondo, restituisce maggiore modulazione di tono e vibrazione di contrasti.



maiuscoletto
maiuscoletto
Riferimento storico-genetico: d’origine calligrafica, compare nella cassa tipografica, dunque con tipizzazione dedicata, già nella seconda metà del XVII sec. In precedenza vi si suppliva con un maiuscolo in corpo minore. Da notare che fino agli sviluppi settecenteschi le tipizzazioni continuarono a constare di una gamma seriale estremamente parca, sia per dimensione che per varietà, con matrici talora limitate ad un’unica serie.
Caratteristiche geometriche: nonostante talune tipizzazioni lo estendano ineffabilmente al caso corsivo, per intima natura ed autentica finalità ne è preferibile un uso confinato alla declinazione tonda. Si tratta di un maiuscolo adeguato alle proporzioni e al «peso» ottico/tonale del minuscolo: non semplicemente ridotto per dimensioni delle aste, ma ricalibrato negli spessori e nelle modulazioni di tratto.4
Caratteristiche funzionali: costituisce una graduazione del maiuscolo, da associarsi al minuscolo senza sopraffarlo nel tono e nelle dimensioni. Di tradizione trova utilizzo nei frontespizi dei libri, per comporre il nome dell’autore, dell’editore o l’anno di edizione. Similmente si può utilizzare per l’attribuzione di prefazioni e citazioni, per rimarcare corpi incidentali di intenzione lapidaria (es. incipit), per contrassegnare i numeri romani nel corpo del testo o nella numerazione di pagina, qualora si preveda una doppia numerazione o si debbano indicare sezioni in numerazioni multiple. Si può utilizzare nella forma comune o articolando maiuscolo/maiuscoletto, ad es. per declinare titoli interni o nomi degli interlocutori nelle opere teatrali (iniziale maiuscola). È la forma più elegante da far seguire al capolettera per graduare al minuscolo del testo.



scritti
scritti
Riferimento storico-genetico: ricalcano, in forme tipizzate, grafie di espressività marcatamente manuale. Alquanto diverse le possibili fattispecie: arcaiche, informali, gestuali, calligrafiche, scavate, sgraffiate, dipinte... Fra le forme tipizzate per la stampa, questo raggruppamento categoriale è identificato dalla natura esplicitamente imitativa.
Caratteristiche geometriche: declinabile in maiuscolo e minuscolo, assume forme varie e specifiche, in relazione alle distinte tipologie scritte, dunque ai corrispondenti storici, tecnico-materiali, funzionali, ecc. A prescindere dal carattere più o meno formale, vi sono tipologie rigidamente normate, tipicamente le scritture cosiddette inglesi, o cancelleresche, ed altre di struttura relativamente più libera, ad esempio alcuni «svolazzi» di elaborazione barocca, gli sgraffi e gli incisi, le grunge dipinte, così come le scritture che evocano la rapida minuta d’appunto.
Caratteristiche funzionali: come già sottolineato, costituisce tipologia formale a se stante, autonoma ancorché molto diversificata. Opzione d’uso delicata e complessa, trova corretta applicazione in contesti estremamente localizzati e specifici dove, per tradizione o opportunità del registro connotativo, si ponga l’esigenza di dare rilievo alla componente manuale e personale, in una sua specifica motivata espressione: dalla storica alla contemporanea, dalla legata svolazzante alla sintetica appuntata, da quella solenne al caso opposto dell’estrema informalità.

 

 

 

gac

 

 

 

  1. Per intenderci quello generale, che è direttrice di ascendenti e discendenti, così come delle aste verticali delle maiuscole. Da non confondersi con l’asse verticale della modulazione degli occhielli, che può aderire o discostarsi dal precedente (in genere con inclinazione negativa), in relazione a varianti strettamente stilistiche. ^rif.
  2. Noto anche come Francesco da Bologna, uno dei padri della tipizzazione del «Romano» rinascimentale. ^rif.
  3. Caso macroscopico ne è la lettera «a»; ma linee corsive sono proprie anche di b, c, d, e, f, g, k, m, n, p, q, r, t, u, y!!! Fra i «bastoni», si confrontino ad esempio la tipizzazione Helvetica, puramente inclinata, e Legacy Sans, di morfologia estesamente corsiva. ^rif.
  4. Si veda in precedente articolo dedicato alle tipologie della forma. ^rif.

 

 

 

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