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Scrolling e frammentazione del flusso

La trasformazione del formato in architettura del pensiero.

L’impatto cognitivo dei nuovi media sulle giovani generazioni individua forse il principale formidabile punto d’origine della fragilità culturale attuale e in divenire.

Oggi se ne manifestano deleteri risvolti globalmente, sulla capacità di ricognizione, assunzione e analisi del dato. In particolare essi oggi stanno dimostrando in modo eclatante la loro tangibile tossicità rispetto alla visione storica, politica e strategica della società.

 

Erosione della complessità.

Lo scrolling continuo addestra selettivamente il cervello a reazioni emotive immediate (dopaminergiche) e a contenuti brevissimi. Il processo è tanto massivo e unidirezionale che molte delle altre azioni cognitive ne risultano depresse e subordinate. E con loro il pensiero complesso, e appunto l’analisi storica, la visione strategica, la comprensione delle relazioni e del diritto internazionale che viceversa si giovano dell’esatto opposto: tempi lunghi, ricerca e collazione di grande massa di dati, resilienza nell’impegno e tolleranza alla frustrazione, capacità di gestire la contraddizione e di valutare senza pregiudizi gli elementi contingenti e contestuali.

 

Illusi di sapere.

Chi consuma informazioni frammentate e predisposte sviluppa la percezione illusoria di possedere il quadro nitido della realtà, e l’ancora più ingannevole certezza che essa sia facilmente discriminabile con azione puntuale e immediata. Di fatto, si stanno viceversa assimilando assunzioni pre-masticate che con il dato oggettivo hanno relazioni fortemente aleatorie e mediate. Espresso il fenomeno su scala ampia, questo rende le popolazioni estremamente manipolabili e propense a schieramenti polarizzati piuttosto che al giudizio critico e alla gravosa fatica dell’approfondimento e della selezione delle fonti. Canali e algoritmi, per fisiologici meccanismi di autoconservazione e profitto, sono infatti istruiti per premiare tale polarizzazione e punire la complessità, dunque alimentano il flusso riducendone il campo e avvalorandone il merito a prescindere. Si instaura così sottilmente l’idea che la disamina attenta dei problemi e il confronto dialettico delle posizioni sia nel nostro tempo una pratica ormai inutile, obsoleta, precaria e inopportunamente controcorrente.

 

Perdita della memoria storica.

Senza una solida formazione culturale, si cede memoria delle ragioni della realtà attuale. Ad esempio, guardando all’inquietante deriva che caratterizza il nostro tempo, appare evidente come nella società, dai più ampi strati fino a certuni livelli apicali, si sia persa contezza dei bilanci reali dei conflitti passati. Così, capisaldi quali le carte costituzionali e la sacralità delle istituzioni, le norme convenute a Ginevra oppure le prerogative dell’Organizzazione delle Nazioni Unite giungono ad apparire come mere astrazioni politiche e filosofiche, e non invece l’esito laborioso delle sofferte macerie di due guerre mondiali.

Quando memoria e consapevolezza svaniscono, le regole del diritto e della convivenza iniziano a essere percepite come condizioni accidentali anziché conquiste intangibili di civiltà, garanti di sicurezza, giustizia, concordia e produttività.

 

Difendere il ruolo.

Che ruolo potrà mai avere la comunicazione visiva in tutto questo, quando ormai è la tecnologia stessa che la domina, informa e indirizza, avendola declassata da linguaggio autonomo a tecnica mediale?

Potrà sembrare banale, ma può già fare molta differenza se il progettista non si appiattisce a passivo «gestore di tecnologia» ma rivendica semplicemente il suo mestiere, la sua competenza di declinatore di contenuti. Quindi, ad essere sintetici, se si svincola dalla riduttiva applicazione di abachi tecnologici e campionari di stereotipi, ma definisce criticamente le sue tessiture, talora anche decidendo controcorrente di non partecipare a modalità mediali che in radice deprimono la sostanza del messaggio o se ne servono con intenzioni derivate.


Non è questa, d’evidenza, una battaglia per avventizi della professione, per deboli, e nemmeno per spiriti «comodi» o spensierati.

 

 

gac