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la forma delle parole · 2 le parole che scrivo

Gamma seriale: forma, le tipologie

Morfologie di base


2.6.1 gamma seriale: forma, le tipologie
Maiuscolo, minuscolo, tondo, corsivo, maiuscoletto, scritti.
Con approccio interpretativo che differisce in parte dalla categorizzazione canonica, potremmo dire che oggi per la lettera stampata sono in uso quattro classi formali fondamentali: maiuscolo, minuscolo, tondo, corsivo. Ad esse se ne possono correlare altre due: maiuscoletto e scritti, gli ultimi grossolanamente distinguibili fra informali e formali.

Dal punto di vista archetipo, ma anche geometrico e identificativo-convenzionale, le prime due, maiuscolo e minuscolo, da intendersi quali categorie morfologiche primarie, rappresentative a pari grado della specie alfabetica; tondo, corsivo e scritti (grafie) sono invece ordinabili come alternativa declinazione delle precedenti, rispettivamente nella «versione» dritta, inclinata e di eco manuale; dunque maiuscolo e minuscolo in... tondo, corsivo o scritto, capovolgendo appunto la scansione d’uso abituale, orientata con più immediata prospettiva «stilistica»1 piuttosto che riferita a cronologia e sostanza della forma.

Il maiuscoletto, d’introduzione calligrafica rinascimentale,2 è considerabile derivazione proporzionale del caso maggiore, con ragione stilistico-ordinativa ed ambito subordinato e limitato.


maiuscolo minuscolo maiuscoletto scritti


In realtà, osservando la questione da prospettiva strettamente genetica e funzionale, archetipo assoluto è il maiuscolo, derivati tutti gli altri: sia nella formulazione incisa, fissata nelle varie evoluzioni epigrafiche, sia nella produzione a sgraffio — «scritta» —, matrice in nuce del minuscolo e del corsivo. In specie, dalle ragioni del segno prodotto dalla mano che scrive è evoluto, per condensazione, il minuscolo e, per linee gestuali, lo scritto propriamente detto; da quest’ultimo, infine, il corsivo come oggi lo intendiamo. Rispettivamente forma «minuta», «legata» e «inclinata»,3 esito del contestualizzato sviluppo della radice alfabetica prima.

Va precisato che nella prassi linguistica italiana il termine corsivo reca margini di ambiguità.4 Si utilizza infatti, indistintamente, per indicare le grafie manuali a lettere variamente legate, così come le tipizzazioni a stampa d’impronta calligrafica, quelle con asse verticale più o meno inclinato, quelle che ricalcano la matrice rinascimentale aldina in cui tondo e cancelleresco trovarono condensazione. Non ci permettiamo qui di definire neologismi o suggerire nuove preferenze onomastiche, poiché questa molteplice corrispondenza che la lingua ha significativamente mantenuto non appare poi del tutto impropria, anzi oggi resta forse caposaldo utile a sancire il percorso evolutivo.

Nella categorizzazione tipologica classica, così come in questo capitoletto, si adotta l’ultimo dei significati citati, vale a dire quello riferito al prototipo rinascimentale: «corsivo», tipizzazione per la stampa recante lettere staccate, asse verticale inclinato, morfologia preferibilmente specifica di derivazione calligrafico-dinamica.


Poiché è ineluttabile che più spesso sia la regola a conformarsi alla prassi, va osservato come nel tempo abbiano preso corpo ulteriori interpretazioni delle distinte classi tipologiche a stampa, quale sovrapposto o sostituto di quelle d’origine. Così, l’articolazione maiuscolo/minuscolo, oltre a enfatizzare e distinguere, ha via via acquisito prevalente valore ortografico: indicando, il primo, l’avvio del periodo sintattico, o marcando le iniziali in osservanza delle specifiche regole linguistiche. In tempi recenti, nella sintesi imposta dalle modalità «tecnologiche» di interazione, questa alternanza formale è giunta in certi contesti ad associarsi, tal quale, ad un virtuale parallelo sonoro ed espressivo, per cui nella cosiddetta netiquette il maiuscolo distingue un tono forte, gridato, perentorio.

Per tondo e corsivo si è sedimentata una valenza pseudo stilistica-connotativa, utilizzata per graduare la scansione grafica e specificare il senso delle parole secondo i casi contestuali: ad es. si usa il corsivo in opposizione al tondo per declinare titoli, sottotitoli, correnti, ecc., ed ancora per contrassegnare le citazioni, gli incisi linguistici, le parole straniere o gergali, i termini da evidenziare o da considerare in sé, ecc. Il tondo di conseguenza è giunto a rappresentare una sorta di stato «normale» del testo, connotazione invece quasi del tutto persa dal corsivo, oggi assai di rado usato come tipologia «portante» qual era invece negli originali aldini.

Per quanto riguarda maiuscoletto e scritti di varia specie, sono propriamente collocabili come espressioni a se stanti, benché non presentino distinzioni di sostanza geometrica assoluta rispetto alle suddette quattro tipologie fondamentali. Tuttavia, maiuscolo e maiuscoletto non stanno in rapporto di banale riduzione metrica, così lo scritto — da cui il corsivo ha tratto la sua tensione strutturale — non ne è semplicemente la versione originaria più legata, od ancora sarebbe riduttivo relegare il cancelleresco a variante scritta ottenuta per arbitrario prolungamento di slanciate appendici. Come già precisato, si tratta viceversa di fattispecie in cui si realizzano speciali equilibri organici ed estetici, corrispondenti a individuati archetipi storici, a specifiche valenze funzionali, a distinte modalità grafiche.


cancelleresco corsivo scritto


Il maiuscoletto equilibra la forma maiuscola, di cui è graduazione, alle proporzioni ed al «colore» del minuscolo. Lo si potrà osservare nel confronto proposto qui sotto, che accosta maiuscolo, maiuscoletto, minuscolo al «falso maiuscoletto»,5 quest’ultimo individuato in grigio. Al contempo si avrà immediata evidenza di come, a differenza del carattere debitamente tipizzato — l’unico degno di considerazione —, la sua pretesa emulazione sia ben lungi dal raggiungere i requisiti tonali e di proporzione che danno origine e senso a questa declinazione tipologica. Un’opzione colpevolmente fuorviante, resa accessibile con disinvoltura da usatissimi software di trattamento testi. Usare il maiuscoletto costituisce una localizzata finezza, tradurla in degrado risulta del tutto ingiustificato. Identiche considerazioni valgano per tutte quelle funzionalità che si propongono di generare indistintamente «al volo» soluzioni compositive6 e tipologiche che richiedono invece misura specifica. 


maiuscoletto


Gli scritti tipografici7 hanno ragione primaria nella radicata essenza connotativa, dando essi tipizzazione per la stampa a grafie e calligrafie — al limite anche posate — proprie di diversi contesti storici, culturali e funzionali, nondimeno riecheggiano l’impronta di specifici strumenti grafici.


scritti


Questo gruppo merita una ulteriore puntualizzazione, poiché talora vi è il pericolo di incorrere in fraintendimenti. Essi, infatti, possono a pari grado definirsi categoria stilistica e categoria formale. Va precisato che le due posizioni non sono affatto contraddittorie: la questione come sempre è prospettica, se per «stile» s’intende innanzitutto una espressione storico-estetica e per «forma», viceversa, un esito materiale e tecnico. Come adottato dalla gran parte delle classificazioni, gli scritti possono individuarsi a pieno diritto come gruppo stilistico, ricco altresì di sottogruppi ordinabili per cronologia, localizzazione, funzione (medioevali, umanistici, cancellereschi, notarili, inglesi, ecc.). In questo caso si osservano le interpretazioni storiche della forma. Nondimeno lo scritto, di nuovo articolabile per natura e intenzione (formale, informale) può intendersi compiutamente come categoria morfologica pura, in quanto consta di geometrie proprie, che si legano al dato tecnico dell’essere in origine tracciato a mano: a prescindere quindi da correlazioni stilistiche. Alcuni specificano così le parallele categorie calligrafici e manuali, distinguendo ancora i segni stilati8 da quelli dipinti o incisi.9


medioevali


Per riassumere con un esempio: un cancelleresco o un inglese, entrambi scritti, sono a pieno titolo degli «stili», definiti per estetica e per riferimenti cronologici e funzionali. Sono però anche delle «forme», distintamente caratterizzate e talora normate. Seppure espresse nei casi primari maiuscolo e minuscolo, esse sono per sostanza indeclinabili in tondo o corsivo, che costituiscono appunto parallele interpretazioni formali. D’evidenza non può darsi un cancelleresco tondo, o corsivo: sarà sempre e solo un cancelleresco, al massimo interpretato con distinte specificità di inclinazione. Così per le calligrafie «inglesi», le varie scritture medievali, le tipizzazioni di grafie informali, ecc.

 

 

 

gac

 

 

 

  1. Tondo, corsivo e scritti... in maiuscolo e minuscolo. ^rif.
  2. Quando maiuscolo e minuscolo incominciarono ad essere coordinati programmaticamente. ^rif.
  3. Si descriverà in dettaglio nei capitoli a seguire. ^rif.
  4. Altrove il corsivo è detto «italic» (italico); peraltro con dizione anch’essa non del tutto univoca, poiché «italiano» è attributo altresì associato alle tipizzazioni contraddistinte da grazie squadrate di spessore enfaticamente marcato (es. Playbill). ^rif.
  5. Elaborazione software automatizzata secondo alcuni parametri macroscopici, in ogni caso mai potenzialmente esaustivi. ^rif.
  6. Es. i capilettera! ^rif.
  7. Degli scritti «non scritti», dunque! ^rif.
  8. Con ampia estensione del termine (stilo, calamo, penna, pennino, mina, sfera, feltro, ecc.). ^rif.
  9. Trattandosi di forme tipizzate per la stampa, ovviamente il riferimento è alla morfologia d’origine, posata o rapida che sia, sempreché essa permanga come aspetto prevalente. ^rif.

 

 

 

«prec.  la forma delle parole  succ.»